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Operazione critica in scenario per niente "standard"

Aggiornato il: mar 30

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La nostra avventura alla diga di Mosul, in Iraq, è iniziata grazie a DueffeSRL che ci ha contattato per le riprese aeree, da effettuarsi per conto di Trevi, dei lavori di ripristino della diga.

L'area delle riprese non ricade negli scenari Standard ENAC e crediamo che il modo in cui la cosa è stata gestita possa essere di qualche interesse.

Primo problema è entrare nel paese con il drone: nonostante i permessi richiesti al governo Kurdo locale, una volta in dogana uno dei nostri due mezzi non è potuto passare a causa di una discordanza tra la nostra lista materiale e un documento in arabo su cui si specificava il permesso per un solo mezzo. Siamo stati costretti a lasciare in deposito il mezzo in dogana.

Passiamo ora all'area delle operazioni: la location non è certo delle più consuete e richiede molte accortezze per potervi operare in tranquillità. Operando in un paese straniero in teoria dovremmo essere soggetti alla regolamentazione locale, ma essendo l'area sotto controllo militare abbiamo dovuto adeguarci alle regole del comando militare che ovviamente aveva già approvato la nostra presenza prima del nostro arrivo.

Il primo giorno non abbiamo volato, l'abbiamo dedicato ai sopralluoghi e, sopratutto durante un briefing con i comandi del campo, ci sono state precisate le limitazioni imposte nell'area.

L'area è soggetta a voli di elicotteri e droni. In particolare può succedere che elicotteri volino in quella che viene definita “Countour line”: procedono cioè a quote bassissime e ad alta velocità seguendo la conformazione del terreno. Si è reso necessario un limite di altitudine di 100 mt e ovviamente l'obbligo di atterraggio immediato non appena si scorgesse o si sentisse un velivolo in arrivo.

Per quanto riguarda invece la distanza massima del drone dal pilota ci si è attenuti alla regolamentazione italiana ( 500 mt ).

Ci sono state messe a disposizione due finestre temporali di circa due ore ogni giorno per poter volare ed ogni nostro decollo e atterraggio veniva comunicato alla base operativa mediante una telefonata dal Capitano A. (omettiamo il nome per ovvie ragioni di sicurezza) che ci ha seguiti sul campo per i 4 giorni della nostra permanenza alla diga.

Le operazioni si sono svolte in 3 giorni, per un totale di circa 18 missioni, senza alcun intoppo.

Ringraziamo Deuffe SRL e Trevi per la fiducia accordataci e il comando della base Italiana per averci permesso di operare con regole chiare e rigorose ma tali per cui abbiamo potuto svolgere il nostro lavoro fino in fondo.

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